Il sistema della ricerca e dell’innovazione in Kenya è considerato un elemento strategico dello sviluppo nazionale e comprende 18 istituti di ricerca pubblici, 10 enti di ricerca internazionali e 9 privati, a cui si aggiungono le 48 università che offrono un programma di dottorato di ricerca.
L’indirizzo strategico, il finanziamento e la promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione sono affidati allo State Department for Science, Research and Innovation (SDRSI), istituito nel 2025 presso l’Ufficio del Primo Ministro e oggi guidato dal Principal Secretary, prof. Shaukat Abdulrazak.
Il quadro istituzionale della ricerca si basa sul The Science, Technology and Innovation Act, del 2013, dove è stabilito che l’indirizzo, il finanziamento e la promozione della ricerca e dell’innovazione nel paese sono rispettivamente demandati a tre istituzioni governative distinte.
Il mandato di regolamentare e garantire la qualità della ricerca, stabilire le priorità e fornire indicazioni al governo sulle politiche da adottare è assegnato alla National Commission for Science, Technology and Innovation – NACOSTI.
La gestione delle risorse finanziarie e per l’avanzamento del sistema nazionale dell’innovazione, sulla base delle priorità stabilite da NACOSTI, è demandata al National Research Fund – NRF.
L’attuazione delle politiche di innovazione e il rafforzamento dei collegamenti tra gli istituti di ricerca, il settore privato e gli enti governativi è assegnato alla Kenya Innovation Agency – KeNIA.
L’articolato quadro istituzionale intende favorire gli investimenti in ricerca e sviluppo, con un ruolo centrale per l’attrazione di risorse dall’estero. La maggior parte dei finanziamenti per ricerca e innovazione provengono infatti da fonti internazionali, come testimoniato anche dal fatto che oltre l’80% degli articoli scientifici di autori di nazionalità keniota è risultato di collaborazioni internazionali.
In questo contesto, le relazioni con l’Unione Europea rivestono un ruolo molto importante, in particolare attraverso la partecipazione ai programmi di ricerca europei, tra cui le Horizon Europe Africa Initiative I, II, III. Nel periodo 2021-2025, il Kenya si è posizionato come secondo Paese africano, dopo il Sudafrica, per contributi ricevuti nell’ambito di tali iniziative. Per approfondimenti si rimanda alla presentazione.
Sul fronte infrastrutturale, un progetto bandiera ancora in fase di sviluppo è Konza Technopolis, una città intelligente che ospiterà data center, centri di ricerca, aziende tecnologiche e università, realizzata in collaborazione con partner internazionali.
Gli istituti di ricerca del Kenya sono parte attiva di accademie e istituzioni di ricerca nazionali, internazionali, sia livello continentale che mondiale. A livello nazionale, la Kenya National Academy of Sciences riunisce esperti e ricercatori di diverse discipline e contribuisce al dialogo tra comunità scientifica, istituzioni pubbliche, settore privato. A Nairobi ha sede l’African Academy of Sciences, nata su iniziativa dell’entomologo keniano Thomas R. Odhiambo, che riunì a Trieste 22 scienziati africani, in occasione di una riunione dell’allora Third World Academy of Science (TWAS) nel 1985
Il Kenya ha inoltre un quadro legislativo molto avanzato per la protezione della proprietà intellettuale, in cui figurano il Kenya Industrial Property Institute – KIPI, per la registrazione di brevetti, marchi, e disegni industriali, il Kenya Copyright Board – KECOBO per la tutela dei diritti d’autore, il Kenya Plant Health Inspectorate Service – KEPHIS, per i diritti sulle varietà vegetali, la Anti-Counterfeit Authority – ACA per il contrasto alla contraffazione.
Lo State Department for Science, Research and Innovation sta promuovendo una forte azione di divulgazione scientifica e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul ruolo centrale della ricerca per lo sviluppo del Paese. In tale prospettiva si inseriscono iniziative come la Science, Technology and Innovation for Society Week, considerata un appuntamento chiave per rafforzare il dialogo tra ricerca, istituzioni e società civile.
Gli ambiti di ricerca sentiti come prioritari e di maggiore impatto socio-economico nel paese posso essere sintetizzati in:
(i) sicurezza alimentare e tecniche agricole avanzate, incluse le biotecnologie;
(ii) digitalizzazione e applicazioni dell’intelligenza artificiale;
(iii) energia e fonti rinnovabili (oltre l’80% del fabbisogno nazionale proviene oggi da fonte rinnovabili, in particolare geotermico, solare, eolico e idroelettrico);
(iv) adattamento al cambiamento climatico e gestione delle acque;
(v) salute pubblica, prevenzione e cura
(vi) gestione dei rifiuti, economia circolare
(vii) alloggi accessibili e sviluppo urbano sostenibile
Il Kenya consente ai lavoratori da remoto (digital nomads) di risiedere e lavorare in Kenya, con l’obiettivo di incentivare la presenza internazionale qualificata nel paese.
Le istituzioni di ricerca pubbliche, private, nazionali o internazionali, e i ricercatori indipendenti, per poter effettuare qualsiasi attività di ricerca in Kenya, devono obbligatoriamente registrarsi presso la National Commission for Science, Technology and Innovation – NACOSTI.